Rive dei Mari: ricordando Arnaldo Pomodoro

 RIVE DEI MARI: 

L’opera d’arte pubblica di Arnaldo Pomodoro nei ricordi di Tonino Cacace

Definire Arnaldo Pomodoro un artista, per quanto la parola riassuma in sé tante accezioni, può apparire per certi versi limitante, se dimentichiamo le sue origini da orafo e la sua “vocazione architettonica” .

Gigante della scultura, ha dimostrato che l’arte può essere universale senza mai perdere identità, monumentale senza sfociare nella  retorica, geometrica senza essere fredda.

Definite dallo stesso Maestro “macchine mitologiche”, le sue sfere imperfette ci invitano a guardare, ad attraversare un mondo, e, soprattutto, ad abitarlo. 

Le basi della poetica di Arnaldo Pomodoro, figlie del retaggio dell’arte orafa, si concentrano su superfici incise e contrasti tra pieni e vuoti: forme geometriche complesse dagli interni nascosti sfidano la percezione visiva, invitando lo spettatore ad esplorare sia l’esterno che il mondo interiore dell’opera/gioiello. 

Concepite per inserirsi in contesti urbani e architettonici specifici, le installazioni di Pomodoro creano un dialogo tra arte e ambiente, con estrema attenzione all’individuazione delle proporzioni. 

Così è accaduto nel 2009 per la monumentale “Rive dei mari”, quando fu posta in pieno centro ad Anacapri , all’ingresso del Capri Palace Hotel, come opera d’arte pubblica permanente. 

Commissionato e fortemente desiderato dall’allora proprietario e collezionista Tonino Cacace, il progetto ha previsto diverse fasi di lavorazione iniziale: nel 2006  l’artista realizzò un bozzetto su carta con matita,  poi dei modellini di legno per comprenderne meglio le proporzioni,  infine una maquette , conservata ancora oggi presso la Fondazione Pomodoro.

Risultato finale: circa 40 metri di fiber glass e polvere di marmo bianco, che si estendono lungo la parete del camminamento di ingresso dell’albergo. 

Compongono l’imponente figurazione: segni archetipi, fossili, grandi conchiglie, strumenti di pesca ed altri elementi che evocano i relitti consunti dal mare.

“Nelle Rive dei mari ritengo si siano depositate sia le suggestioni dell’osso di seppia, reperto primigenio della natura a cui devo la vitalità e la matericità delle mie superfici, con la sua straordinaria valenza elementare e pura, e poi quelle della spiaggia,  la ricezione della luce, il guscio stesso come scudo, la proiezione fantastica della mente nel sonno.” Commentava il Maestro, recentemente scomparso poco prima di spegnere 99 candeline. “Non potevo semplicemente sistemare delle sculture, dovevo inventarne una che si unisse alla salita: ho immaginato che il percorso stesso fosse stato scavato dentro l’opera.”

Camminando si potranno vedere come depositati sul rilievo elementi e segni che ricordano gli strumenti della pesca e i detriti lasciati dall’uomo che il mare restituisce consumati e trasformati. E alla fine del percorso un elemento scultoreo che esce dal soffitto e va a conficcarsi nel pavimento come la fiocina di un pescatore immaginario.

Una scultura-racconto , omaggio al mare. Al mare che conserva dentro di sé il Tempo e la Storia.

Ma com’è nato il progetto?

“Il primo incontro con un’ opera di Pomodoro avvenne negli anni ’70. Avevo già  avviato la ristrutturazione dell’allora Europa Palace con l’architetto Gianfranco Frattini, che mi portò a  Piazza Meda, a Milano, a vedere un monumentale disco di Pomodoro.” Un amore a prima vista, quello che racconta Tonino Cacace, durato negli anni nel disegno più grande di rendere Anacapri teatro di un museo di arte contemporanea a cielo aperto.

Far sì che la residenza in hotel coincida con un’ esperienza, giocando sulla dimensione emozionale dell’incontro fisico con un’opera d’arte, includendo  quindi una visita “museale” interna alla struttura.

Questo l’obiettivo dell’albergatore anacaprese, che in definitiva ha rappresentato anche una strategia per attirare, circa vent’anni fa, malgrado la posizione decentrata, una clientela di un certo tipo. 

E così che nacquero poco più tardi gli interventi site-specific di Fabrizio Plessi come l’opera “Azzurra” omaggio alla Grotta e al colore che assume l’acqua che vi scorre all’interno, realizzata con una originale barchetta tipica. O le piscine dipinte a mano da Giorgio Tonelli , per immergersi in un capolavoro di Warhol o Magritte, o  le tele di Salvatore Garau, che prendevano “vita” dai disegni raffigurati allora sui menù. E ancora opere scelte di De Chirico, Paladino, Allen Jones, Pignatelli, tutte poste con una precisa logica di allestimento in funzione dell’accoglienza dell’ospite/visitatore. 

L’arte non può e non deve assolvere ad una semplice fruizione di arredo. 

Al contrario,  ha il compito di abbattere i muri e comunicare con il pubblico.

Con Pomodoro questo sogno poteva dirsi realizzato.

“Quello che mi stupì maggiormente di Arnaldo fu la semplicità dell’uomo, prima che dell’artista, che allora rappresentava già un nome riconosciuto internazionalmente.” Sottolinea Cacace, che prosegue nei ricordi: “ Gli riservai la migliore suite dell’hotel, ma mi chiese, con un po’ di imbarazzo, una stanza più piccola.”

L’intervento sulla parete affidatagli è stato realizzato con estremo rispetto della struttura, dove erano e sono tutt’ora presenti delle aperture, costituite dai vetri della piscina. “Fatto che non davo assolutamente per scontato e cifra della generosità d’animo e dell’ umiltà di un autore così grande.”

Del resto, se l’approccio del committente è rispettoso, si può aver il grande privilegio che l’artista ci lasci interagire e comunicare con la stessa opera. Sempre che si crei un’intesa. Quella corrispondenza di sensi, che fa sì che le persone si avvicinino perché utilizzano le stesse frequenze. 

“Mi interessava entrare nella testa, negli ingranaggi, nei meccanismi della sua opera. E lui mi ha lasciato entrare. Quando vidi l’osso di seppia inizialmente non gli diedi molta importanza. Se non quella che l’artista mi specificò di avere, visto il suo passato da orafo. Una volta pronta l’opera, mi apparve poi immenso.

Il trasporto, avvenuto in una notte invernale, fu parecchio complesso e meticoloso. 

Per non parlare di quando ci accorgemmo che mancava il logo, ci veniva richiesto per legge. Ma anche qui il Maestro non fece nessun tipo di problema. 

Straordinaria poi fu la commozione di Arnaldo durante l’inaugurazione.  Dichiarò  che  avrei potuto comprare tante opere da tenere per me. Quella invece sarebbe appartenuta alla comunità, perché posta al di fuori delle mura dell’hotel e destinata a restare lì per sempre.”

Grazie a quella visionaria intuizione, Anacapri può vantare di esporre en plein air un’opera monumentale di Pomodoro, proprio come le grandi piazze di Roma, Milano, New York, Brisbane,  Chopenagen, Mosca. 

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